Tendenze, nella filantropia americana

Oggi più che mai in un panorama di profonda incertezza politica e sociale, la distribuzione efficace delle risorse filantropiche è vista dall’opinione pubblica statunitense come un’opportunità di cambiamento, dentro e fuori gli Stati Uniti.

La filantropia americana è arrivata a un punto di svolta. Sostenute da un’economia forte le fondazioni oltre-oceano si muovono, oggi, in uno scenario complesso caratterizzato da instabilità politica, nazionalismo, populismo e profonde disuguaglianze. E si domandano come indirizzare, a livello strategico ed operativo, le loro risorse dentro e fuori gli Stati Uniti.
Non a caso, in occasione delle elezioni di medio termine lo scorso novembre, si è visto crescere l’interesse per il ruolo che la filantropia può giocare nelle società democratiche, sia a livello globale che in patria. Sebbene la legge impedisca alle fondazioni di partecipare alle campagne elettorali, i regolamenti governativi lasciano però ampio spazio a questi enti di esprimersi ed impegnarsi politicamente attraverso altre modalità. Impegni, ma soprattutto finanziamenti, che nell’ultimo anno sono stati concentrati in specifici settori. Tra questi emerge la lotta alla disinformazione digitale e alle cosiddette notizie false.

Nel marzo 2018, ad esempio, la William and Flora Hewlett Foundation ha annunciato un impegno di 10 milioni di dollari in un periodo di due anni tramite “l’ iniziativa Madison” per contribuire a risolvere il problema della disinformazione digitale a sostegno della democrazia. Hewlett ha collaborato con altre sei fondazioni (Alfred P. Sloan, Charles Koch, John S. e James L. Knight, Laura e John Arnold, il Fondo Democrazia e Omidyar Network) per finanziare la Social Science One, una commissione di ricerca incaricata di utilizzare i dati di Facebook per analizzare il ruolo dei social media sulle elezioni e sulla democrazia.

Nell’estate del 2018, la James Irvine Foundation e la Fondazione Barr, si sono mobilitate per contrastare la politica di separazione familiare dell’amministrazione americana fornendo finanziamenti per i centri che si occupano di tutelare legalmente gli immigrati. La mobilitazione filantropica, in risposta alla politica di separazione familiare dell’era di Trump, riflette una tendenza più ampia dove le fondazioni stanno sperimentando differenti modalità per dare risorse e contrastare le violazioni dei diritti politici e civili, in modo tempestivo.

Anche i filantropi americani che sostengono l’arte e la cultura dichiarano di voler sviluppare nuovi programmi di appoggi economici, o modificare programmi già esistenti, per soddisfare le nuove esigenze che stanno emergendo nelle comunità artistiche e culturali. In sintonia con queste sollecitazioni la più importante associazione nazionale che si occupa di arte, Grantmakers in the, Arts, che riunisce le fondazioni indipendenti e familiari, di comunità e quelle aziendali, i soggetti senza scopo di lucro e le agenzie pubbliche, negli Stati Uniti e in Canada, ha focalizzato l’annuale conferenza su temi che consentano di “vivere i valori in tempo reale”. Tra questi valori e temi della conferenza che si è appena conclusa ad Okland in California, emergono l’equità e la giustizia razziale e cioè l’impegno da parte degli enti erogatori a finanziare artisti di differenti nazionalità in contesti, luoghi e ambiti ancora poco sostenuti.

Tra gli sponsor del convegno vi erano la Bloomberg Philanthropies, Walter & Elise Haas Fund e la John S. & James L. Knight foundation.
In America però l’idea che le fondazioni private – con le loro risorse flessibili e libere dal mercato, dalla politica e dalle pressioni della raccolta di fondi – possono contribuire a risolvere i problemi della democrazia nel ventunesimo secolo, convive con l’idea che siano una forma intrinsecamente antidemocratica usata dai multimilionari e dai miliardari per eludere le tasse e plasmare la società americana con le loro risorse.

Un trend rilevante è infatti la crescente preoccupazione causata dalla filantropia dai “big-dollar” dei filantropi miliardari come ad esempio Jeff Bezos (proprietario di Amazon) e il loro impatto sulla politica pubblica e sulle istituzioni democratiche. Voci di spicco di questa preoccupazione includono il professore di Stanford Rob Reich, il giornalista Anand Giridharadas (autore di Winners Take All), e David Callahan (autore di The Givers).

In questa era di cambiamenti un coro crescente di (giovani) filantropi sta inoltre mettendo in discussione anche il modello “tradizionale” sperimentando nuove forme di filantropia. Mark Zuckerberg, Pierre Omidyar hanno optato per società a responsabilità limitata invece di fondare fondazioni private e hanno dichiarato che i loro investimenti saranno indirizzati a un ampio spettro di organizzazioni non profit e non solo a quelle che offrono vantaggi fiscali.

Nonostante la crescita e l’innovazione, che caratterizzano la filantropia americana di questi ultimi anni, persistono però alcuni tratti caratteristici rimasti costanti nel tempo negli ambiti di assegnazione dei flussi di denaro quali la salute e l’istruzione, anche nelle donazioni a livello internazionale.

Fuori dai confini degli Stati Uniti il flusso di denaro delle fondazioni filantropiche, nelle diverse aree del mondo, ha raggiunto il massimo storico di 9,3 miliardi di dollari nel 2015. Gran parte di questa crescita è da attribuire alla Fondazione Bill & Melinda Gates che ha rappresentato più della metà di tutte le elargizioni internazionali.

I dati mostrano però che le fondazioni statunitensi, ancora oggi, continuano a finanziare il loro impegno a livello internazionale principalmente attraverso intermediari e su progetti o programmi specifici.

Dal 2011 al 2015 solo l’1% delle donazioni internazionali è stato assegnato sotto forma di sovvenzioni generali a sostegno direttamente di organizzazioni locali. Il restante 99% è passato attraverso intermediari, che variano per tipologia e struttura e includono principalmente ONG internazionali con sede anche fuori gli Stati Uniti, istituzioni multilaterali che operano a livello globale (quali l’ Organizzazione mondiale della sanità, il Fondo Globale per la lotta allìAIDS, la tubercolosi e la malaria), istituti di ricerca per ricerche sulla salute pubblica o programmi di vaccinazione in diverse parti del mondo.

In questo scenario di enti filantropici, che erogano non solo in Patria, sono presenti anche le fondazioni comunitarie. Le loro elargizioni sono più che triplicate, passando da 103 milioni di dollari nel 2011 a 315 milioni di dollari nel 2015. Questa crescita è stata in gran parte guidata dalla Silicon valley Foundation (SVCF). Anche escludendo la SVCF le donazioni internazionali da parte delle fondazioni di comunità statunitensi sono cresciute del 71%, nel periodo 2011-2015, evidenziando una “comprensione più globale del concetto di collettività”.

Con l’adozione da parte degli Stati Uniti degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) gli enti erogatori americani hanno acquisito un nuovo e potente quadro attraverso cui indirizzare le risorse a livello strategico, fuori e all’interno degli Stati Uniti. Gli SDG si sono rivelati un meccanismo utile per coordinare gli sforzi della filantropia in considerazione della collaborazione con l’ONU, i governi, il settore privato e le organizzazioni non profit. L’agenda d’azione di Addis Abeba, della terza conferenza internazionale sul finanziamento allo sviluppo, ha sintetizzato così il ruolo fondamentale della filantropia nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile: ”Accogliamo con favore la rapida crescita della donazione filantropica e il significativo contributo finanziario, e non finanziario, apportato dai filantropi al raggiungimento dei nostri obiettivi comuni. Riconosciamo la flessibilità e la capacità dei donatori filantropici per l’innovazione e l’assunzione dei rischi e la loro capacità di sfruttare ulteriori fondi attraverso partnership sempre più diversificate… Apprezziamo gli sforzi per aumentare la cooperazione tra attori filantropici, governi e altre parti interessate dello sviluppo”.

Di fronte a uno scenario di politica internazionale, economico e sociale sempre più frammentato e con governi instabili e con i valori democratici continuamente minacciati l’ecosistema diversificato delle fondazioni americane stanno proponendo soluzioni, con risposte immediate e sempre più innovative come ad esempio utilizzare le cripto-valute come forma di sovvenzione agli enti no profit per la realizzazione delle loro mission.

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Giornalista, fund raiser, progettista esperta bandi e fondazioni per no-profit, cinema e cultura
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